L’apericena, il gnoccacentrismo e lo ‘Sbagliato’. In attesa dell’Expo

Ritrovo alla moda per l’apericena (che orrore: dovrebbero sparare con una pistola a tamburo a chi ha inventato un termine così da abominio!) a Milano in centro, verso sera. Attori protagonisti: due yuppies che non si sono accorti di essere ormai esauriti – anche come immagine, oltre che fisicamente – da tempo e tempo, e il proprietario del locale in questione. Spettatori paganti: io (ordinato un Negroni, con richiesta di pagamento immediato appena scodellato).
Uno dei due tipi d’antan (con l’altro che sorride parimenti interrogativo e smagliante, a fianco): “Oh capo, ma quanta bella figa passa qui davanti, eh?”. Proprietario dell’ambaradan (voce impostata verso il basso tuba, accento spiccatamente del posto, ma con virate ostentate sull’italiano perfetto, con scarsissimo risultato): “Sì, in effetti siamo molto gnoccacentrici – dice proprio così: g-n-o-c-c-a-c-e-n-t-r-i-c-i! -. Se poi tieni conto che a due passi c’è la gelateria più trendy della città, quando poi ripassano ‘ste sventole con in mano il cono che se lo leccano di gusto, è uno spettacolo non solo per il cuore. Cosa vi ordino, ragazzi?”. “Due ‘Sbagliati’*, ma senza fretta!”.
E giù a ridere, che a farne a meno no, non si può.

*Chiamasi ‘Sbagliato’ una sorta di Negroni farlocco nel quale, al posto del gin, è previsto uno spumantino bianco brut. Invenzione del Bar Basso risalente ormai a mezzo secolo fa, si va ad aggiungere alle plasticate ormai da tempo in uso nella città meneghina, e mai morte nonostante l’incipienza dell’Expo (che sarebbe ora, magari). Miscuglio peraltro perfetto per due alias (i “ragazzi” ormai sfiorano i 50, per la cronaca completa) del genere, evidentemente incapaci di reggere l’alcool oltre che il gusto profondo della vita (che non è solo il claim di un amaro): a loro basta accontentarsi dell’esteriorità fallace, ed è facile immaginare come tutto il resto sia noia, o quantomeno sia importante darlo a sembrare.