I Blog di Panorama – #AMALA /Il futuro di Balotelli? In Turchia

Non mi stupisco quasi niente del tifo e dei comportamenti conseguenti da parte dei suoi adepti (pure quelli più ridicoli, o sfioranti il subumano), ma mi si permetta di dire che questo è un conto, invece pensare che si possa passare dal “Se saltelli muore Balotelli” al venerarlo in centinaia di beoti con scene da sbarco – del tipo “nuovo Messia finalmente giunto in terra” – da parte di diavolacci bercianti di rossonero vestiti, ce ne vuole.

Anche perché considerare il reprobo semi-deficiente in questione come qualcosa di diverso da un ragazzotto viziato e meritevole di essere preso a schiaffi a due a due finché diventano dispari mi pare un insulto al buon senso.

Vorrei ricordare che all’atto della sua cacciata a pedate del sedere da Appiano Gentile (che già dal nome dimostra essere località dove allignano persone di buon senso, quantomeno rispettose dell’altrui modo d’essere) pensai che avevamo fatto un grande affare in tutti i sensi noi dell’Inter, a partire da quello economico per finire a quello del livello medio di decenza che deve intercorrere fra giocatori e sostenitori di una squadra.

Sostenevo anche che il City ci avrebbe rimesso, e se ne sarebbe liberato appena possibile.

E’ stato quindi un piacere scoprire di non aver sbagliato previsione, e allora ne faccio un’altra, al volo: questo tipo raro di “mela marcia” infilata nello spogliatoio dei cuginastri non genererà altri frutti rossoneri putrescenti, ma piuttosto ne verrà con l’andar dei mesi – neanche tanti, azzardo – allontanato (“espulso”: ci sta bene anche questo, come termine: gli è abituale pure in campo), per trovare nel giro di poco tempo – che stimo massimo in un anno e mezzo – alloggio definitivo in una squadra del campionato turco, luogo deputato ormai assurto a rifugio di campioni imbrocchiti, elefantoni sulla via del cimitero, talenti inespressi per colpa solo loro (buona questa ultima, per lui).

E per quanto riguarda noi interisti, finiamola qui nel rosicarci sopra, magari sopportando addirittura una sua rete nel derby in arrivo: successe anche con Ronaldo e fu un fuocherello effimero e di paglia, come sarà stavolta se accadrà a breve, e tanto poi la vinceremo lo stesso.

Chiudo così il triste capitolo che storicamente non può evitare di sfiorarci, e passo alla nostra, di campagna invernale.

Devo dire, anzitutto, ch’essa mi ha alquanto stupito: in termini di sobrietà nelle trattative (quasi del tutto segrete fino all’ultimo) e peso del materiale portato via. Non sapevo quasi niente di Kovacic (come immagino tutti quelli della mia risma), ma andando a leggere cronache che lo riguardano e giudizi di indubbi esperti della pelota, ho scoperto che viene coralmente definito al pari di una bella scommessa, e se non fosse che paragonarlo ad un ex milanista come Boban potrebbe risultare a noi offensivo, devo dire che sono curioso di vederlo all’opera subito: se il buongiorno si vedrà dal mattino – anzi, dal dopopranzo di Siena – e se questo sarà sereno, per una volta tanto non dovrò imprecare in direzione di Branca, che anche questa come novità dell’ultimo lustro non è primizia da poco.

E’ vero, poi c’è Kuzmanovic, che come cavallo di ritorno al di qua delle Alpi non si porta grandi biglietti da visita appresso, e pure Schelotto deve convincermi assai del fatto che Milano non deve essere per lui unicamente luogo di delizie culinarie argentine in allegra grigliata con gli amici (gli capita spesso, pare, con compagni di bisboccia Denis, Cambiasso e capitano nostro Javier) e nemmeno location per prendere a schiaffi le ex fidanzate: lo ha già fatto, e di ‘ste minchiate non vorremo leggere più, e come sarebbe bello invece sapere di comportamenti dei calciatori da uomini e galantuomini e basta. Ma se si tratta di tre pedine piazzate ai punti giusti rispetto alle nostre attuali debolezze sullo scacchiere del rettangolo di gioco, forse non dovremo invidiare il mercato di nessun altro, e zitti zitti avremo compiuto un’impresa di aggiustamento degna del nostro blasone.

Vero: bisogna aspettare la verifica sul campo, luogo dove come sempre saremo critici nel giudizio, ma in direzione del quale – chiunque ne stia certo – non riverseremo mai l’incredibile speranza che un giocatore avversario possa “morire” semplicemente mettendoci a saltellare, e nemmeno facendo qualche altro rito da macumba idiota e in uso a cerebrolesi di diverso colore dal nostro, ché con la pelle degli altri (bianca, ma pure nera, gialla e rossa) non si scherza mai.

Gli è che noi siamo fatti così, e ci piace parecchio.

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